Pietro Paolini a Santa Maria del Sasso: storia di una scoperta

Pietro Paolini, La Vergine consegna il Rosario a san Domenico alla presenza di Gesù Bambino

Era il 2014.
L’aria vespertina d’Agosto svanì non appena varcai la soglia della clausura femminile del monastero di Santa Maria del Sasso a Bibbiena. Un freddo gelido carico di passato e separatezza mi accolse per tutta quella prima visita, offrendo dei brividi simili a quelli che si provano quando, nuotando sopra la barriera corallina, ci si ritrova improvvisamente nel blu profondo del mare aperto.
La dispensa papale per l’accesso ai luoghi segreti del monastero arrivò pochi giorni prima: questa era arrivata in occasione di Hoc Vobis Signum, piccola mostra dedicata ai Bambinelli devozionali realizzati dalle monache domenicane lucchesi, delle quali le religiose del Sasso sono, a diritto, considerate eredi spirituale e materiali.
Insomma entrare in un monastero sottoposto a clausura papale era affare complesso e senza la mediazione dell’amico padre Eugenio Zabatta OP  e dei padri domenicani dell’attiguo convento Giuseppe e Giovanni Serrotti OP, sarebbe stata sicuramente un’impresa dall’esito infaust

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